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Questo blog nasce allo scopo di fornire informazioni riguardanti il PD di Bienate-Magnago e di "aprirci" verso la comunità Magnaghese per poter raccogliere pareri, critiche,impressioni che siano di stimolo continuo al dibattito politico ed al confronto, non solo a livello locale ma anche su tematiche nazionali.

mercoledì 29 giugno 2011

25 anni sul territorio: Buon compleanno Teseo

L’informazione, se giusta e libera, contribuisce alla crescita culturale, morale e civile di un Paese, e noi non vogliamo mancare di esercitare questo ruolo.
Il viaggio non è finito, da oggi inizia la seconda tappa, con nuovi obiettivi e nuove prospettive e, ricchi del bagaglio di una anno appena trascorso, siamo pronti ad affrontarla con più dinamicità e fermezza.

Buon compleanno
La redazione

venerdì 17 giugno 2011

SOSTIENI IL REFERENDUM PER CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE

E’ necessario modificare al più presto l’attuale legge elettorale per portare rimedio ai gravi danni che essa provoca al nostro sistema politico.
I suoi principali difetti: le liste bloccate, il premio di maggioranza, le deroghe alla soglia di sbarramento e l’obbligo di indicazione del candidato premier.
1.Liste bloccate. Le liste bloccate privano gli elettori del diritto di scegliere i propri rappresentanti e ledono irrimediabilmente l’equilibrio tra i poteri. Un Parlamento di “nominati” non ha infatti alcun reale potere nei confronti del Governo e del Presidente del Consiglio. 2.Il premio di maggioranza. Così esiste solo in Italia e ha effetti opposti a quelli auspicati. Attribuendo il 55% dei seggi alla lista che ottiene un voto più delle altre (anche se ha il 35% dei voti), questo meccanismo obbliga anche i partiti maggiori alla ricerche di qualsiasi voto utile. La conseguenza sono coalizioni sempre più ampie e inevitabilmente eterogenee. Nessuna stabilità del governo, anzi: frammentazione della maggioranza di governo e paralisi della sua attività.3.Soglia di sbarramento. L’attuale soglia di sbarramento al 2% per le liste collegate in coalizione è un ulteriore incentivo alla frammentazione. Mantenere una soglia unica al 4% garantisce la presenza alla Camera dei partiti più rappresentativi, “costringendo” le forze minori ad unioni reali (un unico simbolo, un’unica lista) senza scorciatoie come le coalizioni elettorali. Al Senato il sistema dei collegi consentirà nelle Regioni più grandi la rappresentanza anche di forze decisamente minori 4.Indicazione del candidato premier. L’obbligo di indicare il candidato Capo del governo interferisce con le prerogative del Presidente della Repubblica che può e deve scegliere in assoluta autonomia. Inoltre tale meccanismo tende a trasformare il nostro sistema da parlamentare in semi-presidenziale senza i contrappesi dei sistemi presidenziali.
Un positivo risultato dei referendum che proponiamo vedrebbe la Camera eletta con metodo proporzionale, senza premio di maggioranza e con una soglia di sbarramento al 4%. Gli eletti non sarebbero più nominati dai segretari partito ma scelti tra i candidati attraverso la preferenza unica.
Il Senato verrebbe eletto su base regionale con metodo proporzionale, senza premio di maggiorana in collegi uninominali, con una soglia di sbarramento determinata dall’ampiezza delle Circoscrizioni.
Il referendum abrogativo è per sua natura uno strumento imperfetto, ma spesso è necessario per superare la paralisi dei partiti ed aprire la via a decisioni del Parlamento, che resta ovviamente libero di integrare o modificare l’assetto risultante dal referendum (sui collegi uninominali, sul voto di preferenza, etc.).
L’attuale legge elettorale rappresenta la peggiore di tutte le possibili soluzioni: ha aumentato la frammentazione; ha reintrodotto il trasformismo parlamentare; ha massimizzato il potere negoziale di piccole formazioni e notabili locali; grazie ad un abnorme premio di maggioranza mette a rischio tutte le istituzioni di garanzia che possono essere elette e controllate da maggioranze del 35%-40%.
La via parlamentare resta la via maestra.
Ma, poiché il Parlamento non ha saputo riformare la legge la legge elettorale, né è presumibile possa farlo nell’attuale situazione politica, il Comitato promotore ha deciso di depositare i quesiti in Cassazione dando concreto inizio all’iter referendario.
Abrogare l’attuale legge è dunque non un ritorno al passato, ma un passo necessario a garantire l’equilibrio tra poteri e a preparare un più corretto funzionamento del nostro sistema politico-istituzionale.

mercoledì 1 giugno 2011

L'12-13 giugno vota quattro volte SI


Il governo non ne vuol parlare, non vuole che andiamo a votare. Ma dobbiamo andarci, dobbiamo farlo per non perdere l'opportunità di dare una svolta. Vogliono farci stare zitti, ma c'è una parte dell'Italia, la parte migliore, che non lo vuole. L'12-13 giugno vota quattro volte SI

"Vietiamo il burqa"

Magnago dice no al burqa, il copricapo che non permette il riconoscimento di chi lo indossa. Infatti, nell’ultimo Consiglio comunale, la Lega Nord ha presentato una mozione ‘Disposizioni relative alla circolazione con il volto coperto’ (votata anche da PdL e Pd). “Ci sono due leggi nazionali, il Regio Decreto del 1931 e la legge n.152 del 1975 - spiega Marco Pellegatta, assessore alla Sicurezza - che vietano espressamente di comparire con il volto coperto in luogo pubblico. Qualunque persona, infatti, deve poter essere riconoscibile. Chiediamo, pertanto, al sindaco - continua Pellegatta - di fare un’ordinanza urgente per vietare la circolazione con il volto coperto nei luoghi pubblici e aperti alla cittadinanza, appunto. Da ultimo, crediamo che il burqa costituisca, secondo la nostra cultura, una forma di integralismo oppressiva della figura femminile e di costrizione della libertà individuale”. Quindi dopo Sesto San Giovanni, che a febbraio aveva approvato quasi all’unanimità la stessa mozione presentata dalla Lega Nord, anche Magnago dice no al burqa.
di Andrea Scampini16/05/2011 ( LOGOS)

Tiziano Torretta varie sentenze hanno stabilito che non ci sono leggi applicabili rispetto agli sproloqui leghisti... anche a Vanzaghello hanno presentato la stessa mozione che è stata dichiarata irricevibile in quanto il Sindaco non ha nessun potere in merito.

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